Calorie Sardine: Valori Nutrizionali Completi, Fresche e Sott’Olio a Confronto

Le sardine fresche apportano 129 kcal per 100 g, con 20,8 g di proteine, 4,5 g di grassi quasi interamente omega-3, 84 mg di colesterolo e praticamente zero carboidrati. Le sardine sott’olio salgono a 208 kcal per 100 g per l’olio assorbito. Una sardina media pesa circa 30-50 g (parte edibile), quindi apporta 39-65 kcal. Sono tra i pesci con il più alto contenuto di EPA e DHA in assoluto: circa 4 g di omega-3 per 100 g, con un contenuto di mercurio tra i più bassi dei pesci marini.

Le sardine sono uno dei pesci più sottovalutati nella dieta italiana moderna. Tradizionalmente consumate fresche al mercato meridionale o in scatola come pasto d’emergenza, sono in realtà uno degli alimenti con il miglior rapporto prezzo/qualità nutrizionale disponibile: proteine complete, omega-3 in quantità superiori al salmone, vitamina D, vitamina B12, calcio e selenio, tutto a un costo che è una frazione del pesce nobile. Questa guida ti fornisce i numeri precisi che mancano ovunque: calorie per ogni cottura, quanti omega-3 per porzione, cosa succede agli omega-3 quando le friggi e il confronto reale con gli altri pesci azzurri. Per il quadro nutrizionale completo di tutti gli alimenti, consulta il nostro indice delle calorie degli alimenti.

calorie sardine fresche valori nutrizionali omega-3 tabella
Sardine fresche: 129 kcal per 100 g con il più alto contenuto di omega-3 EPA e DHA tra i pesci comuni, a un prezzo accessibile tutto l’anno.

Calorie delle sardine: tabella base per grammi e per pesce intero

I valori nutrizionali di riferimento per le sardine fresche sono quelli del database CREA (Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione) e dell’USDA, che sono sostanzialmente concordi. I dati si riferiscono alla parte edibile cruda, ovvero il pesce pulito, squamato e spinato.

Nutriente Per 100 g Per porzione (150 g) Per sardina media (40 g)
Calorie (kcal) 129 194 52
Proteine 20,8 g 31,2 g 8,3 g
Grassi totali 4,5 g 6,8 g 1,8 g
di cui saturi 1,6 g 2,4 g 0,6 g
di cui omega-3 (EPA+DHA) 4,1 g 6,2 g 1,6 g
Carboidrati 1,5 g 2,3 g 0,6 g
Colesterolo 84 mg 126 mg 34 mg
Sodio 66 mg 99 mg 26 mg
Calcio 380 mg 570 mg 152 mg
Selenio 52 mcg 78 mcg 21 mcg

Quante calorie ha una sardina intera? Una sardina media fresca pesa circa 60-80 g lordi (con testa e lisca). La parte edibile è circa il 50-65% del peso lordo, pari a 30-50 g. Una sardina da 40 g di parte edibile apporta quindi circa 52 kcal. Una porzione tradizionale di 4-5 sardine medie corrisponde a circa 160-200 g di parte edibile e apporta 206-258 kcal.

Il dato del calcio (380 mg per 100 g) merita attenzione: è uno dei valori più alti tra tutti i pesci, superiore a molti latticini. Questo calcio proviene principalmente dalle piccole lische, che nelle sardine al forno o in scatola si ammorbidiscono al punto da poter essere consumate. Chi mangia le sardine con la lisca (come in quelle in scatola) ottiene quindi un apporto di calcio notevolmente superiore rispetto a chi le consuma sfilettate.

Calorie per metodo di cottura e conservazione

Le sardine si consumano in forme molto diverse: fresche cucinate in vari modi, in scatola sott’olio, sotto sale o al naturale. Ogni forma di preparazione ha un profilo calorico significativamente diverso, principalmente per via dell’aggiunta di grassi durante la cottura o la conservazione.

Forma/Cottura Kcal/100 g Kcal/porzione (150 g) Proteine/100 g Sodio/100 g
Fresche crude 129 194 20,8 g 66 mg
Grigliate senza olio 130-145 195-218 22-24 g 70-80 mg
Al forno con olio e limone 160-185 240-278 21-23 g 80-120 mg
Al vapore 125-135 188-203 21-23 g 65-75 mg
In umido al pomodoro 140-165 210-248 18-20 g 150-250 mg
Fritte in olio 250-290 375-435 18-20 g 180-250 mg
Sott’olio in scatola (sgocciolate) 190-210 285-315 22-25 g 400-500 mg
Al naturale in scatola 130-150 195-225 22-24 g 300-400 mg
Sotto sale (dissalate) 135-150 203-225 21-23 g 300-500 mg*
Sarde a beccafico (ricetta siciliana) 240-280 360-420 16-18 g 200-350 mg

*Il sodio delle sardine sotto sale può essere molto variabile: dipende dal tempo di ammollo in acqua prima del consumo.

Attenzione alle sardine sott’olio: Le calorie indicate (190-210 kcal/100 g) si riferiscono alle sardine sgocciolate. Se si consuma anche l’olio di conserva, le calorie aumentano significativamente. Sgocciolare bene e tamponare con carta da cucina può ridurre le calorie di 20-30 kcal per 100 g rispetto al prodotto non sgocciolato. L’olio di oliva presente nelle latte di qualità è però una fonte di grassi monoinsaturi valida: non è necessariamente da eliminare del tutto.

Omega-3 EPA e DHA: quanto ne contengono le sardine per porzione

Il principale punto di forza nutrizionale delle sardine è il loro contenuto di acidi grassi omega-3 a lunga catena, in particolare EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico). Sono questi, non gli omega-3 vegetali come l’ALA del lino, quelli con le evidenze scientifiche più solide per la salute cardiovascolare e cerebrale.

I dati di Torrinomedica basati sull’USDA per le sardine fresche mostrano:

Acido grasso omega-3 Per 100 g sardine fresche Per porzione (150 g)
EPA (C20:5) 1,73 g 2,60 g
DHA (C22:6) 2,35 g 3,53 g
Totale EPA+DHA 4,08 g 6,13 g
ALA (C18:3, omega-3 vegetale) 0,69 g 1,04 g
Totale omega-3 4,77 g 7,16 g

Per dare contesto a questi numeri: l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) raccomanda un apporto giornaliero di 250-500 mg di EPA+DHA per la popolazione adulta sana come prevenzione cardiovascolare. Una singola porzione da 150 g di sardine fresche fornisce circa 6,1 g di EPA+DHA, ovvero 12-24 volte il fabbisogno giornaliero raccomandato in una sola porzione. Questo spiega perché 2 porzioni di pesce azzurro a settimana siano sufficienti a coprire l’apporto settimanale raccomandato.

sardine grigliate calorie omega-3 EPA DHA cottura ottimale
Sardine grigliate: il metodo di cottura che meglio preserva gli omega-3 EPA e DHA, con un aumento minimo delle calorie rispetto al crudo.

Mercurio e sicurezza: Le sardine sono tra i pesci più sicuri per il consumo regolare per via del basso contenuto di mercurio. Il loro ciclo di vita breve (1-2 anni) e la loro posizione bassa nella catena alimentare marina limitano l’accumulo di metilmercurio. L’EFSA non pone limiti di consumo settimanale per le sardine nella popolazione adulta, a differenza di tonno rosso, pesce spada e squalo per cui si consigliano restrizioni.

Effetto della cottura sugli omega-3: i dati della ricerca

Uno degli angoli meno trattati ma più praticamente rilevanti riguarda quanto degli omega-3 delle sardine sopravvive alla cottura. Non tutti i metodi di cottura sono uguali, e la differenza può essere sostanziale.

Gli acidi grassi EPA e DHA sono sensibili al calore e all’ossidazione. Le alte temperature della frittura (180-200°C) danneggiano questi grassi in modo significativo, sia ossidandoli sia convertendone una parte in isomeri trans o in prodotti di degradazione termica. La ricerca pubblicata su Food Chemistry e altre riviste di scienza degli alimenti ha documentato le seguenti perdite percentuali di omega-3 con diverse cotture:

Metodo di cottura Temperatura Perdita di EPA+DHA stimata Omega-3 residui su 4 g/100 g
Crudo – 0% 4,1 g
Al vapore 100°C 10-20% 3,3-3,7 g
Griglia a calore moderato 150-170°C 20-40% 2,5-3,3 g
Forno a 180°C 180°C 30-50% 2,1-2,9 g
Cottura in umido 90-100°C 20-35% 2,7-3,3 g
Frittura a 180°C 180-200°C 70-85% 0,6-1,2 g

I dati mostrano che la frittura è di gran lunga il metodo peggiore per preservare gli omega-3: può distruggerne fino all’85%. Paradossalmente, la frittura aggiunge grassi dall’olio di cottura, ma questi sono omega-6 o grassi saturi, non omega-3 come quelli originali del pesce.

Il metodo di cottura ottimale per gli omega-3: La cottura al vapore a 100°C è quella che meglio preserva EPA e DHA. La griglia a calore moderato è il secondo miglior metodo e offre un risultato organolettico superiore. Per massimizzare sia il gusto sia i benefici nutrizionali, grigliate o al forno a non più di 170-180°C per il tempo minimo necessario. Il limone a fine cottura, oltre a insaporire, aiuta a contrastare l’ossidazione degli omega-3 grazie alla vitamina C.

Sardine vs sgombro vs salmone vs tonno: confronto completo

Le sardine appartengono alla categoria del pesce azzurro insieme a sgombro, alici, aringhe e aguglia. Confrontarle con gli altri pesci azzurri e con il salmone (il pesce grasso più consumato in Italia) permette di capire perché rappresentino spesso la scelta più conveniente dal punto di vista nutrizionale ed economico.

Pesce Kcal/100 g Proteine/100 g Omega-3 (EPA+DHA)/100 g Vitamina D/100 g Mercurio
Sardine fresche 129 20,8 g 4,1 g 270 UI Bassissimo
Sgombro fresco 205 18,6 g 2,6 g 360 UI Basso
Salmone atlantico 208 20,4 g 2,2 g 447 UI Basso
Tonno rosso fresco 144 23,4 g 1,3 g 68 UI Medio-alto
Tonno in scatola (sott’olio) 198 26,0 g 0,3-0,5 g 20 UI Medio
Merluzzo fresco 82 17,8 g 0,3 g 40 UI Bassissimo
Alici fresche 96 16,8 g 1,7 g 170 UI Bassissimo

Il confronto evidenzia il posizionamento unico delle sardine: hanno il contenuto di omega-3 più alto tra tutti i pesci comuni, con meno calorie dello sgombro e del salmone, e un contenuto di mercurio tra i più bassi in assoluto. Il tonno in scatola ha più proteine ma omega-3 drasticamente ridotti dal processo industriale. Il merluzzo ha meno calorie ma è un pesce magro con pochissimi omega-3.

Le sardine sono il pesce azzurro più economico con il miglior profilo nutrizionale: Costa in media 3-5 €/kg fresco (contro 18-25 €/kg del salmone), ha più omega-3 per euro speso di qualsiasi altro pesce comune, e ha un contenuto di mercurio così basso da non richiedere limitazioni di consumo nemmeno in gravidanza. È uno degli alimenti con il miglior rapporto qualità nutrizionale/prezzo disponibili in Italia.

Valori nutrizionali completi: vitamine e minerali

Le sardine non sono solo una fonte di proteine e omega-3: hanno un profilo di micronutrienti tra i più completi di qualsiasi alimento. Alcune vitamine e minerali sono presenti in quantità che coprono una quota significativa del fabbisogno giornaliero raccomandato in una sola porzione.

Vitamine principali

Vitamina Per 100 g fresche % VGR Funzione principale
Vitamina B12 8,9 mcg 371% Sistema nervoso, sintesi DNA, globuli rossi
Vitamina D 270 UI (6,8 mcg) 45% Assorbimento calcio, sistema immunitario, ossa
Niacina (B3) 5,2 mg 33% Metabolismo energetico
Vitamina B2 (Riboflavina) 0,18 mg 14% Metabolismo energetico, antiossidante
Vitamina A 60 mcg RAE 7% Vista, sistema immunitario, pelle
Vitamina E 0,5 mg 3% Antiossidante, protezione cellulare

Il dato della vitamina B12 (8,9 mcg per 100 g, pari al 371% del VGR) è straordinario: le sardine sono una delle fonti più concentrate di B12 disponibili, superando il fegato bovino e il salmone. Una singola porzione da 150 g copre quasi 5 volte il fabbisogno giornaliero di vitamina B12. Questo le rende particolarmente preziose per anziani (che spesso assorbono meno B12) e per chi è a rischio di carenza di questa vitamina.

Minerali principali

Minerale Per 100 g fresche % VGR Nota
Calcio 380 mg 38% Molto più alto con le lische consumate (in scatola)
Selenio 52 mcg 95% Antiossidante, funzione tiroidea, sistema immunitario
Fosforo 490 mg 70% Ossa, denti, metabolismo energetico
Potassio 397 mg 8% Pressione arteriosa, funzione muscolare
Magnesio 39 mg 10% Funzione muscolare e nervosa
Ferro 2,9 mg 16-36%* Trasporto ossigeno, metabolismo energetico
Iodio 35-50 mcg 23-33% Produzione ormoni tiroidei

*Il VGR del ferro dipende dal sesso: 8 mg per uomini adulti, 18 mg per donne in età fertile.

Il selenio (52 mcg per 100 g, pari al 95% del VGR) è un altro elemento distintivo delle sardine. Il selenio è un potente antiossidante e un cofattore essenziale per le selenoproteine, tra cui la tireoperossidasi (fondamentale per la produzione degli ormoni tiroidei) e la glutatione perossidasi (che protegge le cellule dall’ossidazione). Una singola porzione da 150 g copre quasi l’intero fabbisogno giornaliero di selenio.

Sardine nella dieta: porzioni, frequenza e compatibilità

Le sardine sono uno degli alimenti più versatili e consigliabili per qualsiasi tipo di dieta. Il loro profilo calorico contenuto (129 kcal/100 g da fresche), l’alto potere saziante dato dalle proteine e il profilo di micronutrienti eccezionale le rendono adatte sia a chi vuole dimagrire sia a chi deve ottimizzare le performance fisiche.

Porzione e frequenza raccomandate

Le Linee Guida per una Sana Alimentazione del CREA raccomandano 2-3 porzioni di pesce a settimana da 150 g ciascuna. Per chi vuole massimizzare l’apporto di omega-3 nella settimana, inserire le sardine in almeno 1-2 delle 3 porzioni di pesce settimanali è una scelta ottimale. Con il nostro calcolatore del fabbisogno proteico puoi verificare quanto contribuisce una porzione di sardine al tuo obiettivo proteico giornaliero.

Compatibilità con le principali diete

Tipo di dieta Compatibilità Note
Dieta ipocalorica Eccellente 129 kcal/100 g con alto potere saziante proteico
Dieta mediterranea Eccellente Pesce azzurro pilastro della dieta mediterranea tradizionale
Dieta chetogenica (keto) Eccellente Zero carboidrati, alto in proteine e grassi omega-3
Dieta per sportivi Ottima Proteine complete ad alto valore biologico, omega-3 anti-infiammatori
Dieta per diabetici Eccellente Zero carboidrati, IG 0, omega-3 con effetti positivi sulla glicemia
Gravidanza Ottima DHA per sviluppo cerebrale fetale, basso mercurio. Solo ben cotte
Dieta senza glutine Eccellente Naturalmente prive di glutine (attenzione alle preparazioni panate)

Chi segue una dieta a base prevalentemente vegetale e consuma pesce troverà nelle sardine la fonte più efficiente di omega-3 EPA e DHA per coprire il fabbisogno settimanale. Per sapere con quale frequenza inserire il pesce nella propria dieta, consulta la nostra guida su ogni quanto mangiare pesce.

Come riconoscere le sardine fresche di qualità

La qualità delle sardine fresche si riconosce da alcuni indicatori precisi che il consumatore può valutare direttamente al banco del pesce:

Indicatore Sardina fresca di qualità Sardina non fresca
Occhi Sporgenti, pupilla nera e brillante Incavati, opachi, arrossati
Branchie Rosso-rosacee, umide Marroni, secche, con odore sgradevole
Corpo Rigido, sodo, si piega con difficoltà Molle, flaccido, si piega facilmente
Squame Aderenti, argentate, con iridescenza Si staccano facilmente, opache
Ventre Piatto, integro Gonfio, lacerato
Odore Marino, delicato, di mare Ammoniacale, pungente, sgradevole

Le sardine fresche andrebbero acquistate e consumate entro 24 ore dall’acquisto, conservate in frigorifero a 0-4°C. Se si intende consumarle crude (es. marinate) è necessario un preventivo abbattimento termico a -18°C per almeno 96 ore per eliminare il rischio di Anisakis, un parassita presente nei pesci di mare. Le sardine cotte a temperature superiori ai 60°C non presentano questo rischio.

Controindicazioni e avvertenze

Le sardine sono generalmente sicure per la maggior parte degli adulti, ma esistono alcune situazioni specifiche che richiedono attenzione.

Condizione Indicazione
Gotta e iperuricemia Limitare o evitare: le sardine sono molto ricche di purine (345 mg/100 g), che il metabolismo converte in acido urico. Un consumo elevato può scatenare crisi gottose nei soggetti predisposti
Ipertensione Evitare sardine sotto sale e limitare quelle sott’olio (400-500 mg di sodio/100 g). Le sardine fresche (66 mg/100 g) sono invece compatibili con la dieta iposodica
Allergia al pesce Le sardine sono un allergene alimentare comune (tra i 14 allergeni principali secondo il Reg. UE 1169/2011). Chi è allergico a un pesce osseo deve verificare con il proprio allergologo
Terapia con isoniazide Evitare: l’isoniazide (farmaco per la tubercolosi) inibisce l’enzima che metabolizza l’istidina del pesce, potendo causare reazioni simil-istaminiche con le sardine e altri pesci azzurri
Calcoli renali (ossalato) Moderare: le purine elevate possono contribuire alla formazione di calcoli di acido urico nei soggetti predisposti. Consultare il proprio nefrologo
Terapia anticoagulante (warfarin) Mantenere il consumo costante: gli omega-3 ad alte dosi hanno un lieve effetto anticoagulante che può interagire con il warfarin. Non eliminare le sardine, ma mantenere un consumo regolare e informare il medico

Domande frequenti sulle calorie delle sardine

Le sardine fanno ingrassare?

Le sardine fresche non fanno ingrassare: apportano 129 kcal per 100 g con 20,8 g di proteine che aumentano la sazietà. I grassi presenti sono quasi esclusivamente omega-3 EPA e DHA, che hanno effetti metabolici positivi. Il rischio calorico arriva con la conservazione sott’olio (208 kcal/100 g) e soprattutto con la frittura (250-280 kcal/100 g). Consumate grigliate o al forno, le sardine sono tra i pesci più indicati per chi vuole tenere il peso sotto controllo senza rinunciare a un profilo nutrizionale eccellente.

Quante sardine si possono mangiare a settimana?

Le Linee Guida per una Sana Alimentazione del CREA raccomandano 2-3 porzioni di pesce a settimana da circa 150 g ciascuna. Le sardine rientrano perfettamente in questa indicazione e possono rappresentare 1-2 delle 3 porzioni settimanali. Non esiste un limite massimo documentato per adulti sani. Chi soffre di gotta o iperuricemia dovrebbe limitare il consumo perché le sardine sono ricche di purine; chi ha ipertensione dovrebbe evitare le versioni sotto sale.

Le sardine in scatola sott’olio sono sane?

Le sardine sott’olio sono nutrizionalmente valide ma con alcune differenze rispetto al fresco: le calorie salgono a 208 kcal/100 g (vs 129 del fresco) per l’olio assorbito, il sodio può raggiungere 400-500 mg/100 g, e il colesterolo è più alto (140 mg vs 84 mg). I vantaggi sono la comodità, la lunga conservazione, e il fatto che il processo di inscatolamento preserva bene le proteine e buona parte degli omega-3. Sgocciolando bene e scegliendo sardine sott’olio di oliva, si ottiene un prodotto comunque ottimo dal punto di vista nutrizionale.

Le sardine fanno bene in gravidanza?

Le sardine fresche sono consigliate in gravidanza per il loro contenuto di DHA (essenziale per lo sviluppo cerebrale del feto), vitamina D, calcio e proteine. A differenza di pesci più grandi come il tonno rosso o il pesce spada, le sardine hanno un contenuto molto basso di mercurio, il che le rende sicure durante la gravidanza. È importante che siano ben cotte e non consumate crude o marinate. Le sardine in scatola, per l’alto contenuto di sodio, vanno consumate con moderazione in caso di pressione alta gestazionale.

Le sardine hanno più omega-3 del salmone?

Le sardine fresche contengono circa 1,73 g di EPA e 2,35 g di DHA per 100 g, per un totale di circa 4 g di omega-3 a lunga catena. Il salmone atlantico d’allevamento apporta circa 2,2 g di EPA+DHA per 100 g. Le sardine hanno quindi un contenuto di omega-3 paragonabile o leggermente superiore al salmone, con il vantaggio aggiuntivo di un contenuto di mercurio molto più basso per via delle loro piccole dimensioni e della posizione bassa nella catena alimentare marina.

La frittura distrugge gli omega-3 delle sardine?

La frittura ad alte temperature (180°C o oltre) degrada gli acidi grassi omega-3 EPA e DHA in modo significativo: studi pubblicati su Food Chemistry stimano una perdita del 70-85% degli omega-3 con la frittura in olio a temperatura elevata. La griglia a calore moderato e la cottura al forno preservano invece il 60-80% degli omega-3 originali. Per massimizzare il beneficio cardiovascolare delle sardine, la cottura al forno o alla griglia a temperature inferiori ai 180°C è la scelta ottimale.

Sardine fresche o sott’olio: quale è meglio per la dieta?

Per chi segue una dieta ipocalorica, le sardine fresche grigliate o al forno (129 kcal/100 g) sono la scelta migliore rispetto a quelle sott’olio (208 kcal/100 g). La differenza di 79 kcal per 100 g è rilevante su scala settimanale. Le sardine sott’olio rimangono comunque una scelta valida per praticità, purché vengano ben sgocciolate prima del consumo: questo rimuove parte dell’olio assorbito, riducendo le calorie di 20-30 kcal per 100 g. Entrambe le versioni mantengono un buon profilo proteico.

Le sardine fanno bene al colesterolo?

Le sardine contengono colesterolo (84 mg/100 g fresche, 140 mg/100 g sott’olio) ma i loro omega-3 EPA e DHA hanno un effetto positivo documentato sul profilo lipidico: riducono i trigliceridi nel sangue del 20-30% con un consumo regolare e aumentano leggermente il colesterolo HDL (il cosiddetto colesterolo buono). Le evidenze scientifiche attuali indicano che il consumo di pesce grasso come le sardine 2-3 volte a settimana è associato a riduzione del rischio cardiovascolare, nonostante il contenuto di colesterolo alimentare.

Le sardine fanno bene alla tiroide?

Sì, le sardine sono benefiche per la tiroide per due ragioni principali. Primo, contengono iodio, un minerale essenziale per la produzione degli ormoni tiroidei T3 e T4. Secondo, il selenio presente nelle sardine (circa 52 mcg per 100 g) è un cofattore delle deiodinasi, gli enzimi che convertono il T4 inattivo in T3 attivo. Un’avvertenza importante: chi assume levotiroxina per ipotiroidismo dovrebbe evitare di consumare sardine nelle 4 ore successive all’assunzione del farmaco, poiché il calcio presente può interferire con l’assorbimento.

Qual è la differenza tra sardine, alici e acciughe?

Sardine e alici (o acciughe) sono pesci diversi. La sardina (Sardina pilchardus) è più grande (12-20 cm), più rotondetta, con sapore più deciso e intenso. L’alice o acciuga (Engraulis encrasicolus) è più piccola (10-15 cm), più affusolata e con sapore più pungente. Dal punto di vista nutrizionale sono molto simili, ma le sardine hanno un contenuto leggermente superiore di omega-3. La differenza tra alici e acciughe è solo di conservazione: alice indica il pesce fresco o sotto sale, acciuga indica solitamente il prodotto conservato sott’olio. In alcune regioni i termini vengono usati in modo intercambiabile.

Calcola le tue proteine giornaliere: Vuoi sapere quante proteine ti servono al giorno e quante porzioni di sardine (o altri pesci) inserire nella tua settimana? Usa il nostro calcolatore del fabbisogno proteico per una stima personalizzata.

In breve

  • Le sardine fresche apportano 129 kcal per 100 g, con 20,8 g di proteine complete, 4,5 g di grassi quasi interamente omega-3, zero carboidrati
  • Una sardina media (40 g di parte edibile) apporta circa 52 kcal; una porzione da 4-5 sardine circa 200-260 kcal
  • Le sardine sott’olio salgono a 208 kcal/100 g e 400-500 mg di sodio per l’olio e il sale di conservazione
  • Contengono 4,1 g di EPA+DHA per 100 g, uno dei valori più alti tra tutti i pesci, superiore al salmone
  • La frittura distrugge il 70-85% degli omega-3; la griglia e il vapore ne preservano il 60-80%
  • Sono eccezionali per vitamina B12 (371% del VGR per 100 g), selenio (95% VGR), fosforo (70% VGR) e vitamina D (45% VGR)
  • Il calcio (380 mg/100 g) è molto più alto quando si consumano con le lische (sardine in scatola)
  • Il contenuto di mercurio è tra i più bassi di tutti i pesci: sicure anche in gravidanza e per il consumo frequente
  • Da evitare in caso di gotta (alto contenuto di purine) e da limitare in caso di ipertensione nella versione sotto sale
  • Sono compatibili con dieta ipocalorica, mediterranea, keto, diabetici, gravidanza e senza glutine

Riferimenti scientifici

  • CREA — Tabelle di Composizione degli Alimenti (banca dati italiana)
    Database nutrizionale ufficiale italiano con i valori di calorie, macronutrienti e micronutrienti delle sardine fresche e conservate
    alimentinutrizione.it
  • USDA FoodData Central — Sardines, Atlantic, canned in oil and raw
    Database nutrizionale del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti: valori di riferimento per il profilo completo degli acidi grassi omega-3 (EPA e DHA) delle sardine
    fdc.nal.usda.gov
  • Calder PC — Omega-3 polyunsaturated fatty acids and inflammatory processes (Biochemical Society Transactions, 2017)
    Revisione delle evidenze scientifiche sugli effetti degli omega-3 EPA e DHA sulla salute cardiovascolare, con dati sul contenuto nei pesci grassi incluse le sardine
    pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
  • Sioen I et al. — Influence of cooking methods on total fat and fatty acid retention in fish (Food Chemistry, 2006)
    Studio sull’effetto di diversi metodi di cottura (frittura, griglia, forno, vapore) sulla perdita di acidi grassi omega-3 nei pesci grassi
    pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
  • EFSA — Scientific Opinion on Dietary Reference Values for fats (EFSA Journal, 2010)
    Parere scientifico dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare sui valori di riferimento per gli omega-3 a lunga catena EPA e DHA nella popolazione europea
    efsa.europa.eu
  • Ministero della Salute — Linee Guida per una Sana Alimentazione (CREA, 2018)
    Indicazioni ufficiali italiane sulla frequenza di consumo del pesce, con riferimenti specifici al pesce azzurro e alla sua importanza nella dieta mediterranea
    salute.gov.it
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